Rock & Roll story: Gigione e il mio incontro con lui

Quando un amico caro, uno che ti ha aiutato in un momento fondamentale della vita se ne parte per l’ultimo viaggio in principio non puoi fare altro che rimpiangerlo; poi cominci a capire il significato di questo o perlomeno ci provi.

Luigi Galmozzi detto Gigione

Il Conte Zero

Da pochi giorni il mio amico Luigi Galmozzi, detto Gigione, ha deciso che i suoi servizi di tecnico e le eccelse qualità del suo orecchio musicale non potevano più essere relegate in qualche angolo di questa terra, ma che dovevano essere conosciute, assaporate e sperimentate anche dalle tante anime musicali che ormai sono andati oltre, quelli che il buon Faber chiamava “cari fratelli dell’altra sponda”.

Io ho avuto la fortuna di conoscerlo parecchi anni fa quando lui militava nei Conte Zero ed io suonavo nelle Officine Schwartzoggi sembra preistoria ma allora ci credevamo davvero e ci adoperavamo per cambiare le cose.

Non sto a farla troppo lunga ma per chi volesse approfondire le nostre avventure dell’epoca intanto potrebbe dare un’occhiata alla compilation, realizzata nel 1992 in occasione dei 500 anni della “scoperta” dell’America, dal titolo Senza Riserve.

Poi come spesso accade nella vita ci si allontana, ognuno segue i propri sogni e le proprie aspirazioni. Così Gigione è diventato un grande professionista del suono, l’anima sonora di Cox 18 nonché il prezioso segreto sonoro dei Tre allegri ragazzi morti, la loro arma in più nei live.

Io ho continuato a far parte della Banda degli Ottoni a Scoppio e dopo l’indimenticabile esperienza alla SQOTT di viale Bligny, sono arrivato al Musocco entrando in uno spazio liberato e libertario come la Cascina Torchiera.

Nonostante i percorsi, simili ma differenti,  la musica è tornata a farci lavorare insieme: il progetto Giubbonsky nacque intorno al 2008 come one man band e un passaggio fondamentale fu la selezione della mia canzone per Luca Rossi al contest Milano Noir e Giald.

E lì di nuovo incontrai Gigione, fu l’occasione per parlare e prendere accordi per registrare da lui in principio solo quella canzone, ma poi l’intero album, il primo per me e uno dei tanto per lui.

Da quel momento per un po’ di mesi ci vedemmo con regolarità; una bella compagnia nel suo Morbid Sound Studio insieme ad Andrea Maglia per il quale Gigione è stato un mentore: infatti oltre ad assisterlo nei primi passi professionali lo ha accompagnato sul palco: oggi il Maglia è il quarto dei Tre allegri ragazzi morti.

Indimenticabili le tarde mattinate, i pranzi in trattoria o a volte nella sua casa adiacente lo studio insieme alla sua amatissima compagna Tiziana, i pomeriggi, le chiacchierate, gli scambi di opinione; bella gente, bella atmosfera, cuori e menti attente.

In pratica il suo apporto, le sue dritte, l’attenzione, i suoi interventi, la sua amicizia e la sua passione furono fondamentali per il mio Storie di non lavorol’album che “storicizzò” l’inizio del mio progetto Giubbonsky.

Per questo non potrò mai dimenticarlo, e non potrò mai smettere di ringraziare la sua enorme disponibilità, quel sottile senso di umanità che ha sempre dimostrato con tutti quanti.

Grande Gigione ora avrai un’eternità di tempo per farti apprezzare da tutte quelle anime musicali, nazionali e internazionali che saranno di certo colpite dal tuo stile, dalla tua perizia, dalla tua umanità.

Un forte abbraccio fratello mio a te, e concedimi, anche alla tua straordinaria Tiziana; cercherò insieme a chi vorrà di onorare sempre il motto che ci hai lasciato: “nel dubbio spacca tutto“.

 

 

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Cantastorie dei nostri giorni
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